Google Browser Sync

Google sta praticamente sfornando un numero spaventoso di tool e applicazioni. Non siamo ancora al rilascio giornaliero ma quasi ci siamo.
Per il browser Firefox da oggi Google offre unestensione che permette di sincronizzare bookmarks, passwords e cookies, tra differenti PC.
Google Browser Sync, questo il nome dellestensione, permette anche la sincronizzazione dei tabs aperti con il browser.
Nelle proprietà del tool è possibile scegliere esattamente cosa si desidera sincronizzare ed inoltre è possibile criptare i dati, per evitare brutte sorprese.
Durante linstallazione, un messaggio avverte che lestensione rallenterà l’avvio del browser, questo perché durante lapertura di Firefox vengono immediatamente sincronizzati i dati con il server Google.
Aggiungo inoltre che sempre durante linstallazione viene disabilitata lestensione SessionSaver, che può essere comunque tranquillamente riattivata. Per evitare conflitti con Google Browser Sync vi consiglio di disabilitare lopzione di ripristino delle pagine aperte.
Pare che in un prossimo futuro, con il rilascio di nuove versioni, verranno offerte ulteriori opzioni per ciò che riguarda la sincronizzazione dei dati. Sarà quindi possibile scegliere, per esempio, soltanto una parte dei bookmarks da sincronizzare.
Google Browser è disponibile per Firefox (a partire dalla versione 1.5).
Ho provato Google Spreadsheet

Ho ricevuto ieri linvito per entrare allinterno del nuovo Google Spreadsheet.
I blog e i siti che parlano di questa applicazione sono tanti, quindi evito di descrivere che cosè Google Spreadsheet.
Aggiungo solo che per molti analisti, questo dovrebbe essere un nuovo attacco di Google verso Microsoft, più precisamente conto MS Office.
Ho inserito quindi con grossa curiosità la mia Gmail e la mia Gpassword per vedere il funzionamento di Spreadsheet.
La prima reazione è stata WOW!, nonostante il mio passato da programmatore, rimango in parte sempre affascinato dalle ultime applicazioni AJAX. Questo effetto è durato però solo pochi minuti. Parliamoci chiaro, Google Spreadsheet è uno scherzo. Esistono tutte le funzioni basilari, ma oggi sono disponibili sul mercato applicazioni Open Source in grado di schiacciare sotto ogni punto di vista Spreadsheet. Per lutente che desidera avere un semplicissimo tool per eseguire banali calcoli va più che bene, ma per quelli che anche solo sporadicamente lavorano con questa tipologia di programmi mancano realmente importanti funzioni:
- Non è possibile inserire oggetti di nessun tipo
- La creazione di tabelle è snervante
- Non è possibile creare diagrammi (anche se pare che questa funzionalità sarà aggiunta in futuro)
- Non esiste la possibilità daggiungere filtri
- Sono supportati solo i formati xls o csv
- La possibilità di stampare i fogli di calcolo è in sostanza inesistente
- Etc. etc.
Potrei aggiungere altre cose, ma non voglio entrare troppo nel dettaglio, anche perché questa versione di Spreadsheet non è ancora del tutto completa. Desidero aspettare le prossime versioni per poter dare un mio commento definitivo.
Video of the day: Animator vs. Animation
No comment, semplicemente fantastico.

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Fonte: Basic Thinking
Il futuro dell’editoria
Nulla di buono all’orizzonte per i quotidiani, non solo quelli nostrani, ma di tutto il mondo.
Questi si trovano proprio in mezzo a diversi attacchi. I costi di stampa aumentano e gli incassi pubblicitari diminuiscono. E’ di questa settimana la notizia che indica il boom della pubblicità online. In Inghilterra si pronostica che entro la fine del 2006, i profitti attraverso pubblicità online supereranno quelli realizzati attraverso il classico media cartaceo.
Lo studio fatto dall’agenzia GroupM, calcola che nel 2006 gli investimenti online copriranno il 13,3 percento del mercato pubblicitario inglese. In USA ci troviamo, come già detto, davanti allo stesso fenomeno, la diffusione di pubblicità online aumenta in maniera quasi sproporzionata. Durante il primo quadrimestre 2006 si è arrivati a coprire il 38% del mercato pubblicitario, passando quindi dai 2,8 miliardi di dollari del 2005 ai 3,9 del 2006.
Proprio la rapida diffusione della pubblicità online, ha lasciato molti analisti di stucco. Solo sei anni fa, in Inghilterra il settore online copriva l’1% del mercato pubblicitario.
I giovani leggono sempre meno, oggi vivono di SMS, e Internet avanza con la banda larga.
Grazie ai blog oggi la rete è diventata più affidabile e aggiornata di qualsiasi testata giornalistica. Se poi ci pensiamo bene, gli stessi quotidiani si fanno concorrenza da soli, poichè i contenuti dei loro siti sono quasi interamente gratis. Effettivamente non avrebbe senso mettere a pagamento i contenuti, perchè questi sono poi tranquillamente reperibili attraverso altri migliaia di siti.
C’è quindi un cambiamento, che forse nessuno si aspettava arrivasse in maniera tanto rapida. Non penso che la stampa classica sparirà, ma spariranno quelle testate che non si adegueranno in fretta alle nuove richieste, ovvero più attualità, mobilità e scelta personale dei contenuti.
L’esempio viene portato proprio in questi mesi attraverso un progetto pilota da parte del quotidiano belga De Tijd. Altri test verranno effettuati poi da Les Echoes di Parigi e dal gruppo tedesco IFRA.
Anche in Italia, attraverso il Gruppo Editoriale L’Espresso, sta partendo un progetto pilota simile a quello belga.
Siamo però ancora lontani dal cambio dei modelli aziendali ee adesso si cerca di aumentare gli introiti attraverso vendite secondarie con Enciclopedie, DVD, Videogiochi. Anche all’estero si cerca di minimizzare il problema allo stesso modo, come in Germania dove gli esempi più indicativi vengono mostrati dal Bild Zeitung (http://www.bild.de/) e dal Sueddeutsche Zeitung (http://www.sueddeutsche.de/) attraverso i loro portali e-commerce.
Proviamo ad uscire dall’Europa e andiamo ad osservare il mercato americano. Anche qua la situazione è del tutto identica a quella europea. Il Washington Post guadagna di più con la sua Start-Up Kaplan, che offre libri e test sulla preparazione d’ammissione universitaria, che con la vendita del suo quotidiano.
Come non poteva accorgersi Bill Gates di questa situazione? Questo ha infatti reagito pronosticando (e preparandosi ma si sa ancora poco) che i quotidiani sopravviveranno solo se verrà introdotta una certa interattività tra il quotidiano classico e la rete.
Al momento tutti guardano e si avventano su Internet, le sue comunità e sui blogs.
Altro esempio di questo cambiamento è il progetto Newspaper Next , dove si cerca finalmente d’instaurare un dialogo reale con il lettore.
Sappiamo tutti cosa è successo lo scorso anno con gli attacchi terroristici a Londra e durante gli scontri nelle periferie parigine. Le notizie sono arrivate prima sulla rete e poi sui quotidiani, inoltre le prime erano semplicemente più attendibili. Oggi le persone viaggiano con cellulari in grado di scattare foto e girare video, hanno portatili in grado di connettersi in rete ovunque, insomma il “Citizen-Journalism” è un fenomeno che nasce e cresce da solo, basta semplicemente avere il posto per inserire le proprie notizie.
Quello dell’editoria è un tema molto caldo, che probabilmente ci accompagnerà nei prossimi anni. Sarà interessante vedere non solo come le cose cambieranno, ma quali impatti verranno causati all’indotto circostante.









