10 miliardi in fibra. Rete per tutti in Francia entro 2012.

In Europa in questo momento ci si chiede come poter fronteggiare la crisi economica in arrivo che sta mettendo con le spalle al muro un po’ tutti.
Forse bisognerebbe reagire in modo opposto (debito pubblico permettendo), andando ad investire in maniera strategica e mirata.

Ho giá parlato del telelavoro e dei benefici che porterebbe, ma per poterlo attuare c’è bisogno di banda, tanta banda e molto larga. Portare l’ufficio a casa non significa spostare la scrivania e qualche faldone di carta, ma muovere tutto l’ambiente produttivo a casa propria.
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Chi lo dice a Vespa?

Questa é una notizia un pó vecchia, ma vale la pensa rimarcarla. Un certo Paul Krugman ha vinto il premio Nobel per l’economia e in piú ha un bel blog, molto informativo, da seguire in questi e nei prossimi giorni. Ho detto che ha un blog? Scusate fate finta di niente, quasi dimenticavo che noi blogger siamo tutti una massa di stupidi e ignoranti narcisisti con estreme repressioni sessuali. Consiglio di leggere il post di Krugman riguardo al suo premio Nobel.

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Palin As President

Fonte -> live.hackr (tedesco)

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Il momento giusto per certe operazioni

Mi chiedo il senso di certe operazioni. EBay decide di licenziare 1250 dipendenti tra fissi e precari, ma al tempo stesso decide d’investire 1,3 miliardi di dollari per l’acquisto di Bill me later e dell’azienda danese dba.dk, quest’ultima specializzata in piccoli annunci commerciali.
Il risparmio che si ottiene attraverso i licenziamenti e di 70/80 milioni di dollari a quadrimestre. Questo significa un risparmio di circa 240 milioni di dollari l’anno e facendo un banale calcolo, per ripagare le due aziende acquistate attraverso i licenziamenti dovranno passare circa 6 anni.
Non aveva più senso mantenere o comunque mettere in ballo un progetto di risanamento e riposizionamento sul mercato dell’azienda? Ma in questi giorni non si parla spesso di etica del mercato?

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Non finisce una crisi che giá arriva l’altra.

Finanza creativa ed economia reale sono due cose differenti, ma in piena globalizzazione e chiaro che camminano assieme.
Le prime ad avvertire la crisi bancaria e finanziaria sono le aziende automobilistiche tedesche.
Prendiamo BMW che giustamente, in vista di una crisi di questo tipo continua a creare dei veri e propri carri armati su 4 ruote, alla faccia del risparmio energetico. Ma non si tratta solo di BMW, ma di tutto il mercato automobilistico in generale.
I prezzi della benzina e del gasolio già avevano iniziato a far cambiare rotta ai consumatori, ora arriva anche la batosta finanziaria per il ceto un po’ più medio, che ha cominciato a risparmiare anche sull’acquisto dei mega SUV.
Ma non si tratta solo delle marche elitarie, Opel ha appena annunciato la chiusura delle linee produttive di Bochum (Astra, Zafira e 5000 dipendenti) e Eisenach (Corsa e 1900 dipendenti) per almeno 1 mese per diminuire la costruzione di almeno 40.000 automobili.
Stesso discorso anche per Ford, Mercedes, BMW e VW (compresa la sua Skoda). Troppo macchine prodotte nei parcheggi, tante SUV, i soldi già erano pochi e ora sono ancora meno, quindi tagli alle produzioni.

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