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Quaero va avanti? Con 400 milioni di euro andrebbe avanti qualsiasi cosa.

Molti pensavano che il progetto Quaero fosse destinato a morire.
Inizialmente pensavo che Quaero fosse una sorta di scatto d’orgoglio nei confronti dell’egemonia americana nel campo della ricerca in rete.
In seguito ho cominciato anche io a dubitare della riuscita di questo progetto, a causa delle prime controversie tra le diverse aziende produttrici tedesche e francesi.
Oggi sono costretto a ricredermi totalmente e penso che questo progetto sia una buffonata pazzesca.
400 milioni di euro, questo é il budget disponibile per lo sviluppo del progetto, sono tanti e verranno stanziati da Francia e Germania insieme a diverse aziende private.
Ma andiamo per ordine.

Andreas Gordler, direttore del reparto multimediale al ministero dell’economia tedesco, ha ufficialmente dichiarato al Bitkom di Berlino, la somma di denaro che sarà  stanziata per Quaero.
Come già  detto saranno 400 i milioni di euro disponibili, 90 dei quali arriveranno direttamente dalle casse statali tedesche. Certamente lo stanziamento di questi 90 milioni dipenderà  dalla prossima finanziaria e presuppone il via libera da parte della commissione europea (che comunque arriverà ).
Più o meno la stessa somma arriverà  dalle tasche delle aziende tedesche coinvolte nel progetto, i restanti “euroni” arriveranno quasi simmetricamente da stato e aziende francesi.
400 milioni di euro sono maledettamente tanti e le critiche a riguardo stanno già  arrivando prosperose. L’esperienza personale, durante il mio lungo periodo di lavoro a Stoccarda, mi conferma che “tutto il mondo é paese”. Quasi la totalità  dei progetti tedeschi nati con sovvenzioni statali, sono stati grossi buchi nell’acqua fin dall’inizio.
Ricordo bene le critiche al portale internet dell’Arbeitsamt (2003), l’ufficio di collocamento nazionale tedesco, costato più di 70 milioni di euro nel 2004. Questo portale era talmente tecnologico che quelli che volevano cercare lavoro, dovevano registrarsi online e aspettare username e password per posta tradizionale (proprio in una busta con francobollo).
Per non parlare poi del portale dell’ufficio di collocamento di Norimberga, arrivato a costare la spaventosa cifra di 163 milioni di euro.
La Francia non é da meno. Difficile non menzionare il portale geografico francese geoportail.fr, presentato come killer-app addirittura dal presidente Chirac in persona, rimasto poi irraggiungibile per giorni subito dopo il lancio online.

Forse con Quaero ci stupiranno con effetti speciali, ma sono totalmente convinto che anche questo progetto sarà  un altro buco nell’acqua.
Il direttore del DFKI (centro di ricerca dell’intelligenza artificiale tedesco), Wolfgang Wahlster, ha parlato di Quaero come il futuro dei motori di ricerca, in grado di rispondere a delle “reali” domande poste dall’utente e basato sulle teorie del web semantico. Sarà  inoltre in grado di gestire contenuti multimediali, libri, audio e video.
Proprio Wahlster ha detto che “per gestire tutti questi contenuti ci sarà  bisogno di una tecnologia nuova, che dovrà  essere però sviluppata, prima di essere lanciata definitivamente sul mercato”.
Parole piene di senso, quasi da premio Nobel.
Wahlster continua ancora con altre belle parole, dicendo per esempio che „le aziende partner hanno grosse visioni e i finanziamenti pubblici saranno sicuramente un buon supporto”.
Definire “buon supporto” 400 milioni di euro é realmente divertente.

Ricordo che tra le “azienduccie” partner si trovano nomi del calibro di SAP, Siemens e Bertelsmann (insieme alla sua Empolis).
In parole povere queste aziende otterranno, rimanendo geograficamente solo nella parte tedesca, 90 milioni di euro. Per fare un paragone, la Germania ha stanziato circa 22 milioni di euro per la ricostruzione in Libano. Certamente le due cose sono molto differenti e difficilmente paragonabili, ma rendono bene l’idea e la quantità  di questi finanziamenti.

Tecnicamente gli sviluppatori di Quaero si baseranno sul giovanissimo standard OWL (Web Ontology Standard). Per Wahlster la struttura d’elementi multimediali può tranquillamente essere elaborata tramite XML, il problema rimane il loro contenuto. Il team di Quaero lavora al momento ad una soluzione in grado di riconoscere e trasformare automaticamente in elementi semantici i contenuti disponibili in rete.
In pratica si tratta di un software in grado di analizzare una foto, che rappresenta per esempio una palla da golf e “taggata” da un utente con la parola GOLF. Il riconoscimento automatico sarà  in grado di dividere questa foto da tutti gli altri contenuti “taggati” alla stessa maniera, che trattano però temi differenti, come la famosa automobile o il classico maglioncino.

Wahlster é convinto del fatto che Quaero dovrà  essere utilizzato soprattutto per scopi commerciali. Tutti i “business cases” sono descritti all’interno di un documento di 900 pagine, utilizzato proprio per la richiesta dei finanziamenti statali.
Proprio su quest’ultimo punto Wahlster ha dato il meglio di se, dichiarando “non siamo interessati a servizi da inserire online per il bene degli utenti internet”.

Per riassumere, questi i fatti:

  1. Quaero ottiene 200 milioni euro tramite sovvenzioni statali;
  2. Quaero ottiene 200 milioni di euro tramite investimenti aziendali;
  3. Le aziende (Siemens, Bertelsmann, etc.) che partecipano a Quaero con 200 milioni di euro, ottengono quindi altri 200 milioni di euro tramite sovvenzioni statali;
  4. Quaero, nonostante i finanziamenti statali, non nasce come servizio pubblico per la rete;
  5. Quaero verrà  probabilmente (se succederà  realmente) lanciato in rete per accaparrarsi grosse fette del mercato pubblicitario
  6. Quaero sarà  commercializzato come software da vendere esternamente;
  7. Quaero ha un Core Team di sviluppatori che arriva direttamente dalle aziende coinvolte nel progetto.
  8. Quaero sarà  sviluppato da studenti universitari (ovvero da altri fondi statali), quindi praticamente gratis.
  9. Per la prima volta l’Italia non ha nulla a che fare con questa pagliacciata.

Le mie personali idee e conclusioni:

  1. Esiste realmente il pericolo di un monopolio dei contenuti in rete, dovuto alla forte presenza d’aziende esclusivamente americane.
  2. Ci sono estreme differenze, per ciò che riguarda la creazione di Start-up, rispetto il sistema americano e quello europeo. Per creare una reale concorrenza a Google, il finanziamento pubblico diventa oggi quasi indispensabile.
  3. Questi finanziamenti dovrebbero finire direttamente nelle università . In questo modo si aggiornerebbe l’hardware e tutte le risorse necessarie per la creazione di un progetto di queste dimensioni.
  4. Il progetto dovrebbe essere OpenSource, quindi disponibile e accessibile a tutti gli sviluppatori tramite specifiche API. In questo modo si riuscirebbe a creare un commercio reale intorno al progetto.
  5. Il progetto principale (il motore di ricerca) dovrebbe essere limitato esclusivamente all’utilizzo in rete.
  6. Per tutte le altre applicazioni, per esempio di genere commerciale, potrebbero svilupparsi delle Spin-Off intorno al progetto principale. Un esempio potrebbe essere la creazione di una ditta che progetta software per la ricerca di documenti catastali in un comune oppure per la ricerca di documenti clinici in ospedale. In questo modo si verrebbero a creare dei veri posti di lavoro nell’innovazione tecnologica.

Come ciliegina sulla torta, inserisco la presentazione ufficiale di Quaero al Bitkom di Berlino (pdf 250 KB). La presentazione é in tedesco, ma visto che si tratta di semplici slide, non penso ci siano a problemi a capire il contenuto.
-> Download: Presentazione Quaero al BITKOM Medientag (05-09-2006)

(UPDATE) Browzar – Il browser bufala

Il browser ora non utilizza più Overture come servizio di ricerca all’interno della pagina iniziale bensì Ask.com.
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Inoltre sembra che l’utilizzo della parola Adware associata al browser abbia dato parecchio fastidio. Ora sul sito ufficiale viene diffuso il logo “NO ADWARE”.
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Browzar – Il browser bufala.

browzar logo

Pochi giorni fa é stato rilasciato Browzar, un browser nato per le persone che navigano spesso su differenti PC e che non desiderano lasciare traccia delle pagine visualizzate.
Browzar infatti nasce senza cache interna, in altre parole senza memoria storica dei siti frequentati dall’utente. Il tutto viene anche evidenziato e dichiarato più volte sul loro sito.

Browzar non ha bisogno d’esser installato, basta scaricare il tutto ed eseguire il file EXE.
Al momento il browser é disponibile solo per i sistemi Windows ed utilizza il motore rendering di Internet Explorer.
Questo significa che Browzar non é un vero ed autonomo browser ma la semplice interfaccia grafica di un motore rendering, appunto quello di IE, già  disponibile su tutti i sistemi Windows.

Per il resto Browzar non offre nulla di particolare, niente bookmarks e niente navigazione tab.
L’unica funzione interessante é il popup blocker integrato, ma in fondo questo browser non nasce per essere una vera alternativa a Firefox & Co., bensì é stato creato per essere un sistema semplicemente trasportabile e sicuro.
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Piccolo problema, tutto quello promesso e descritto dagli sviluppatori non funziona.

Il browser dopo poche ore dal rilascio é finito nel mirino degli esperti di sicurezza informatica, i ragazzi di Web3.Olog definiscono così il programma:

L’applicazione non merita d’essere chiamata browser, si tratta di una semplice aggiunta per Internet Explorer e non di un programma singolo ed indipendente.
Inoltre utilizzando il motore rendering di IE, tutti i dati relativi alla navigazione vengono deviati sulla cache di quest’ultimo.

La risposta del team di Browzar é arrivata subito tramite il capo sviluppatore Ajaz Ahmed, che ha dichiarato “di capire ed accettare le critiche”, ma anche “che il browser é stato sviluppato per la massa e non per essere un prodotto altamente sicuro e tecnologico, ma visto che c’é forte richiesta per un programma di questo tipo, penseremo allo sviluppo di una variante del browser che soddisfi queste richieste”.

Anche la pagina iniziale del browser é stata molto criticata, al punto che Browzar é stato addirittura definito Adware.
Effettivamente facendo partire il browser, la pagina iniziale utilizzava il servizio Overture. Quest’ultimo si differenzia dagli altri motori di ricerca perché mentre questi visualizzano in maniera chiara i link pubblicitari, in Overture sono inseriti all’interno dei risultati di una ricerca senza essere contraddistinti.

Per questo motivo Browzar viene inserito all’interno della lista degli Adware.

Per concludere, mi sembra chiaro che ci si trova davanti ad un software totalmente inutile, una bufala creata forse per ottenere qualche dollaro attraverso il canale pubblicitario. Sono convinto che avere un browser da 270 KByte non porta nessun valore aggiunto, visto che nonostante la dimensione, per avviare il programma bisogna in ogni caso avere sempre con se una memoria USB. A questo punto, viste le dimensioni odierne di queste memorie, i 5 MByte di Firefox non fanno la differenza e ci si porterebbe dietro sempre un browser sicuro, completo ed intuitivo.

Site of the day: La costruzione del kernel Linux

Linux Kernel

Sembra quasi un frattale ed é maledettamente interessante navigare all’interno delle strutture del kernel Linux.

Finalmente Flickr implementa il geotagging.

Mi sono sempre chiesto che cosa stessero aspettando gli sviluppatori di Flickr per implementare funzionalità  di mappatura geografica sulle foto.
Applicazioni geotagging per Flickr esistono già  da diverso tempo, ben funzionanti ma che non offrono sicuramente immediatezza e accessibilità .

Oggi finalmente sono state rilasciate le nuove funzionalità  geotagging di Flickr, in futuro utilizzabili anche tramite API specifiche. Sono quindi andato subito a provare il tutto e devo affermare che il signor Flickr ha fatto veramente un buon lavoro.

Per “geotaggare” le foto basta semplicemente aprire la mappa geografica interna a Flickr e tramite drag & drop, spostare le foto nel posto desiderato. Le mappe utilizzate sono offerte chiaramente da mamma Yahoo.
La qualità  delle mappe europee é sicuramente inferiore rispetto a quelle di Google, per trovare per esempio S. Maria di Leuca in Puglia sono dovuto andare un po’ a caso.
Map1
Per gli stati americani e canadesi, le mappe sono molto più precise ed é possibile anche cercare attraverso nomi di città  o CAP.

Bella anche l’indicazione del numero delle foto, che aumenta o diminuisce in base al dettaglio di zoom.
Map2
Parliamoci chiaro, in pieno periodo Web2.0, la tecnologia utilizzata non é nulla di particolare, ma Flickr può realmente avere un ruolo fondamentale nel futuro sviluppo di questa tipologia di servizi.
Penso che questo sia il primo reale esempio d’utilizzo sinergico tra Flickr e Yahoo dopo la famosa acquisizione.

Quasi mi dimenticavo: il mio link a Flickr