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Quaero va avanti

Il progetto, che dovrebbe costruire il primo motore di ricerca totalmente europeo, dopo i problemi iniziali, sta cominciando a prendere forma.

Si prevede che per lo sviluppo di Quaero, ci sarà  bisogno di circa 250 milioni di euro. L’Unione Europea stanzierà  da sola circa 90 milioni di euro, i contanti mancanti saranno versati dalle aziende francesi e tedesche che prendono parte al progetto.

Al momento si sta proprio calcolando come dividere questa spesa. Dalla parte tedesca troviamo la Empolis, spin-off del colosso media Bertelsmann, la Thomson, Grass Vally, Lycos Europe, MediaSec Technologies, Siemens, DFKI (il centro ricerche tedesco per l’intelligenza artificiale), l’istituto Frauenhofer, le università  di Karlsruhe e Aquisgrana. Lycos si occuperà  di programmare una parte del cuore di Quaero.
Rimane ancora da chiarire la locazione della sede tedesca di Quaero, questione che rimarrà  aperta sino alla chiusura del contratto tra i partner tedeschi, cosa che dovrebbe avvenire nelle prossime settimane.

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  1. Non credo che Quaero sara’ mai l’anti-Google. Piuttosto preferisco sperare che exalead, stia davvero costruendo qualcosa di diverso e forse anche migliore. Quaero mi sembra tanto un bel modo per finanziare industrie tedesche e francesi, immagino non avra’ neppure mai una home page da cui lanciare una ricerca… Poi magari mi fido troppo di quello che scrive Battelle :-)

  2. Al momento cerco di esprimermi il meno possibile su Quaero anche se come te, anche io ho dei dubbi, soprattutto su ciò che riguarda la creazione d’impresa tramite finanziamenti pubblici e inoltre perchè c’è la Bertelsmann di mezzo. I miei dubbi sulla Bertelsmann non sono infondati, basta menzionare l’agenzia “New Media” Pixelpark, che da anni è in rosso continuo e che naviga comunque nell’oro, grazie alle “siringate” di denaro della casa madre, appunto Bertelsmann. Penso comunque sia ancora prematuro dire se Quaero sia “top” o “flop”, attendiamo ancora qualche mese per vedere cosa succede.

  3. Piu’ che top o flop direi che non e’ quello che ci hanno venduto. Qualcuno ha utilizzato il meme della cultura europea che sarebbe in pericolo di fronte all’inglese imperante. Altri hanno spiegato che si tratta di fare un motore di ricerca “diverso” da Google. Diciamo che nella migliore delle ipotesi si trattera’ di una serie di progetti… accademici?