MSN oggi si rinnova. Il design é stato leggermente modificato con colori più neutrali, ma anche l’algoritmo d’indicizzazione é stato ritoccato.
Le opinioni lette in giro sui forum di Digitalpoint e Search Engine Roundtable, sono contrastanti. Se volete visualizzare le differenze di stile tra il vecchio e il nuovo MSN, cliccate sull’immagine.
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Pochi giorni fa é stata rilasciata la versione 7 del nuovo browser della Microsoft. Si parla di una versione preview e quindi ancora imperfetta. Lo dico per i feticisti “dell’ultima versione”.
La parola “preview” viene percepita in maniera perfetta già durante l’installazione del browser. Ho dovuto fare ripartire il sistema tre volte e disattivare alcuni servizi per far iniziare l’installazione. Aggiungo che IE7 si lascia installare solo su sistemi Windows XP con SP2.
Tipicamente in stile Microsoft, IE7 s’infila all’interno del sistema operativo, nei meandri del registry file, sovrascrivendo tutti i file necessari al funzionamento del vecchio IE6. Non é quindi possibile lavorare con entrambi i browser installati. Ho letto in giro che é possibile far convivere i due browser, ma ho la fortuna d’avere tanto spazio disponibile sul mio PC, che mi permette d’avere due versioni di Windows XP su partizioni differenti.
IE7 presenta una GUI totalmente nuova. Non voglio sostenerne la sua bellezza o bruttezza, discorso chiaramente molto soggettivo, ma non é idonea agli attuali criteri d’usabilità del software. Non riesco a credere che la Microsoft desideri utilizzare questo design, d’altra parte mi pare strano che il tutto possa essere cambiato. I bottoni sono un pugno in un occhio, utilizzano standard differenti, ogni tanto rotondi ogni tanto quadrati, qualche volta con delle ombre, altre volte no. Sembrano quasi messi a casaccio per la fretta.
Forse sono eccessivamente pignolo, ma ho lavorato per troppo tempo con lo studio delle GUI che una piccola deformazione professionale me la voglio anche permettere.
Il primo sito visitato con il nuovo browser é stato il mio blog, dove mi accorgo che la mia Favicon non é visualizzata. Ho provato quindi con altri siti, stesso discorso.
Non appena il sito viene caricato, penso d’avere qualcosa agli occhi. Tutto sembra appannato, sfocato e sfasato. Dopo aver capito che gli occhi sono ok, mi accorgo che é proprio un problema di visualizzazione del browser. Ho un problema simile con il mio Pocket PC. Apro quindi le opzioni del sistema e noto che la funzione “ClearType” é attiva. Disattivo il tutto é la visualizzazione delle pagine web torna normale.
Inizio quindi a giocare con il browser. IE7 ha i tab e mostra anche una piccola anteprima dei siti aperti. Chi lavora con i tab, non può più farne a meno, ma c’é un’altra piccola cosa che amo del Firefox, la possibilità di spostare come mi pare e piace l’ordine dei tab, cosa che IE al momento non riesce a gestire.
Provo quindi le nuove funzionalità d’abbonamento dei feed RSS, che vengono mostrati in maniera semplice e intuitiva.
Alla fine di questo piccolo test penso al lavoro svolto. Rimango con un gusto amaro in bocca. Mi é sembrato di lavorare con il Firefox di qualcun altro. Un Firefox cui é stato installato un mediocre tema grafico e con alcuni bugs.
In IE7 non vi é nessun tipo d’innovazione che non sia già stata implementata da qualcuno per Firefox. Ho l’impressione che la Microsoft abbia svolto il minimo sindacale per mantenere la sua posizione predominante sul mercato dei browser. Effettivamente questa strategia viene dimostrata anche dall’utilizzo dell’icona per i feed RSS di Firefox. Non posso assolutamente credere che una multinazionale, che dispone praticamente d’illimitate fonti economiche, non sia stata in grado di sviluppare un paio d’icone per i feed RSS. Per essere corretti, qualcosa é stato anche fatto, ma si tratta effettivamente di test banali e superflui.
Credo che con l’uscita di IE7, la Microsoft manterrà la sua posizione riuscendo probabilmente a rimangiare un po’ di terreno guadagnato fino ad oggi da Firefox.
La maggior parte degli utenti avrà un browser, che bene o male contiene funzionalità moderne e quindi, l’installazione di un secondo browser risulterà superfluo.
Per concludere, la disinstallazione di IE7 ha creato alcuni problemi. Il vecchio IE6 non é stato ripristinato e anche alcuni parametri del registry sono spariti nel nirvana informatico.
Insomma come con la stragrande delle beta microsoft, bisogna stare attenti, ma se proprio volete provare IE7 vi consiglio di utilizzare il PC di qualcuno che non sopportate.

Si é parlato tanto di Google e della sua censura in Cina ma come si comporta la concorrenza?
RSF ha rilasciato notizie preoccupanti riguardo alla cooperazione tra Yahoo e il governo cinese.
Yahoo ha fatto qualcosa di sconcertante, offrendo tutti i dati personali del reporter Li Zhi al governo cinese. Li Zhi é stato condannato nel 2003 ad otto anni di prigione per aver criticato, attraverso internet, la corruzione all’interno del sistema burocratico cinese.
Se le aziende, nate con lo scopo di diffondere informazioni e contenuti, diventano un mezzo di controllo del governo, ci si ritrova con un blocco totale dell’informazione.
La censura può essere in parte aggirata, certamente con tutti i pericoli che si hanno all’interno di una dittatura, ma quando i mezzi offerti diventano subdole trappole per carpire gli interessi delle persone, ci si trova davanti ad un problema totalmente differente e pericoloso.
Google & Co. sono in grado di fornire enormi quantità d’informazioni riservate, ma se Li Zhi é stato condannato solo per aver criticato la corruzione, cosa potrebbe succedere a persone che cercano in rete parole come “libertà e democrazia”? Certo molti siti sono oscurati dalla censura, ma a questo punto é legittimo pensare che Yahoo e Google possano fornire informazioni dettagliate, per esempio, di tutte le parole “pericolose” ricercate da un certo indirizzo IP. Se viene superato un certo limite si passa al controllo totale, come nel caso di Li Zhi.
Non posso che essere d’accordo con Rubina Moehring, presidente di RSF in Austria, che vede la collaborazione del governo cinese insieme ad aziende come Google e Yahoo, come ulteriore minaccia per i diritti umani.
La portavoce di Yahoo, Mary Osako, ha cercato di far passare la cosa come legittima e banale, dichiarando che l’azienda ha fatto quello che la legge cinese richiede, inoltre non si sapeva per quale motivo questi dati fossero stati richiesti.
Una scusa debole e stupida. Se lo stato cinese, con la sua tristemente famosa dittatura, richiede i movimenti in rete e i dati personali di una persona, sorgerà pure qualche dubbio riguardo alla legittima di questa richiesta.
Forse sono paranoico, ma é una situazione che non mi piace. Le aziende che tengono in pugno l’informazione digitale sono poche e questa forma di monopolio può diventare un serio pericolo. I casi cinesi dimostrano che c’é bisogno di concorrenza. La Francia e il Giappone hanno già cominciato a muoversi, ma per arrivare al livello di Google potrebbero passare degli anni. Ci vorrebbe quindi un progetto realmente europeo, con il contributo di tutti gli stati membri.

uBrowser é un semplice browser per il web, un progetto nato per dimostrare le possibilità offerte da un’applicazione LibUXL e Mozilla Gecko. Teoricamente tutti i siti funzionanti con Firefox 1.5, sono rielaborati tramite OpenGL e quindi mostrati da uBrowser.
Al momento uBrowser é disponibile solo per Windows e gli sviluppatori ammettono l’esistenza di un paio di bugs.

Come già riportato alcuni giorni fa, Google aveva eliminato le pagine tedesche della BMW, che aveva inserito delle doorways per migliorare il ranking all’interno del motore di ricerca.
Oggi siamo alla fine di questa vicenda, la BMW ha rimesso a posto il suo sito, eliminando le parti critiche e Google ha reinserito il tutto nel suo database.
Stesso discorso anche per la Ricoh, che come BMW, era stata prima eliminata e ora reinserita nell’indice.
Matt Cutts rimane in ogni modo critico e conferma la linea dura di Google verso tutti i siti che utilizzano sistemi “truffaldini” per aumentare il ranking. Se fino a pochi giorni fa questi controlli erano effettuati esclusivamente su siti in lingua inglese, adesso verranno fatti anche per il tedesco, il francese, lo spagnolo, il giapponese, il cinese, il coreano, l’olandese, il russo e il polacco.
Per eliminare qualsiasi dubbio, Matt Cutts ha tradotto le Google Quality Guidelines in tutti i linguaggi sopra menzionati, così nessuno potrà più dire “Io non lo sapevo”.
Aggiungo un dettaglio interessante. BMW ha in parte approfittato di tutta questa discussione. Osservando i dati bmw.de su Alexa.com (il tutto con le dovute riserve), possiamo vedere come il traffico verso il sito tedesco, sia esploso durante gli ultimi giorni.

