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WordPress da buttare

Wordpress da buttare

Dopo aver fatto l’aggiornamento di WordPress, perdendoci giorni di tempo, ho riflettuto per un po’ su questo sistema e sul fatto che forse é ora di guardare le alternative disponibili. Il mondo del software per la gestione dei blogs é in forte movimento e WordPress non sta navigando in buone acque.

WordPress, con la sua versione 2.3 ha implementato alcune funzionalità  che contrastano fortemente con gli aspetti della privacy. Il nuovo sistema di aggiornamento della 2.3, che a prima vista può apparire anche una bella e utile funzionalità , trasmette alcuni dati direttamente a wordpress.org.
Tra questi dati troviamo:

  1. l’indirizzo internet del blog;
  2. Tutti i plug-in installati, quelli attivi e la loro versione;
  3. La versione utilizzata di WordPress.

Anche se sembrano dati innocenti, mi da leggermente fastidio sapere che qualcuno da qualche parte può associare i dati dei plug-in utilizzati al mio indirizzo web. Nel caso dovesse verificarsi un problema di sicurezza con un plug-in, un poco di buono sarebbe in grado di sapere esattamente se il mio blog é esposto ad attacchi oppure no, e quindi comportarsi di conseguenza.
Dal punto di vista della privacy, penso che vengano inviati e registrati dati che potrebbero essere del tutto ignorati. Per verificare l’esistenza di una nuova versione di un plug-in, basterebbe inviare il nome, versione e quindi confrontare il tutto.
Il fatto più spiacevole e che durante l’installazione, ma anche durante l’aggiornamento, non venga esplicitamente comunicata la notizia riguardo alla trasmissione e al salvataggio di dati su una banca dati esterna. Inoltre non é assolutamente possibile disattivare la funzionalità  di verifica degli aggiornamenti.

Il blog F!xmbr (in llingua tedesca) suggerisce di cercare nel file “wp-admin/includes/update.php” la seguente riga di codice

$http_request .= ‘User-Agent: WordPress/’ . $wp_version . ‘; ‘ . get_bloginfo(‘url’) . “\r\n”;

e sostituirla con

$http_request .= ‘User-Agent: WordPress/’ . $wp_version . ‘; ‘ . ‘http://www.respect-our-privacy.org’ . “\r\n”;

Esiste comunque anche il plug-in Filosofo’s Tinfoil-Hat, che permette di bloccare l’invio di dati a wordpress.org.

Insomma WordPress sta sbagliando tanto, partendo dall’enorme numero di aggiornamenti, che dovrebbero risolvere punti critici sulla sicurezza del sistema, fino all’invio nascosto di dati. Esattamente come sta succedendo con Firefox, invece di ottimizzare e migliorare il codice, WordPress viene “pompato” di funzionalità  di cui non se ne sente davvero il bisogno.

Per tutti questi motivi ho deciso di cominciare a guardarmi attorno e le possibilità  non mancano.
Di Serendipity e Textpattern se ne parla parecchio bene e MovableType é diventato OpenSource.
Durante le prossime settimane comincerò a testare i tre sistemi citati per riuscire a cambiare il sistema di gestione del mio blog e dimenticare, almeno per il momento, WordPress.

Six Apart: il suo successo e il suo futuro.

Six Apart
Six Apart nasce da idee che spesso arrivano durante un periodo di crisi e di disoccupazione, vive e fattura grazie a software creato per i blogger, insomma presenta in maniera egregia il cosiddetto sogno americano, dove a chiunque viene offerta la possibilità  di realizzare i suoi sogni e le sue aspirazioni.
Nel 2001, Ben Trott inizia a programmare per sua moglie Mena un tool che permette in maniera semplice e intuitiva, la pubblicazione di articoli su un weblog.
Il software in questione viene completato e denominato “Movable Type“.
Sei mesi dopo, Trott decide di offrire pubblicamente in rete questo software.
In pochissimo tempo e inaspettatamente, Movable Type diventa popolarissimo. Migliaia di persone iniziano a lavorare con questo sistema, scrivere e gestire contenuti diventa immediato rispetto al software offerto in quel periodo.
Attraverso questo inaspettato successo e nel bel mezzo della crisi New Economy, la coppia decide di creare l’azienda Six Apart.
L’azienda é riuscita a capire le richieste dei blogger, velocità  e semplicità , determinandone il suo successo. Oggi Six Apart conta più di 100 dipendenti e 3 uffici sparsi per il globo, a San Francisco, Tokio e Parigi. L’azienda cresce e guadagna grazie alla vendita dei suoi servizi.
A parte qualche problema nel 2004, dove Movable Type divenne in parte a pagamento, Six Apart é cresciuta non accorgendosi nemmeno della crisi, che da anni oramai affliggeva il settore.
Nel 2005 Six Apart acquisisce la comunità  online “LiveJournal“, che contava circa dieci milioni di utenti e da alcuni mesi Six Apart ha iniziato a cooperare insieme a Yahoo Small Business.
Intanto gli utenti attendono il prossimo colpo di Six Apart. Tra poche settimane si potrà  vedere all’opera il nuovo lavoro di Ben e Mena. Gli sviluppatori di Six Apart stanno lavorando intensivamente al progetto “Comet”, che la stessa Mena definisce “the future of blogging”.
Comet dovrà  attirare l’attenzione di tutte quelle persone che, fino ad oggi, hanno trovato difficile l’utilizzo delle tecniche presenti in rete. Comet sarà  un miscuglio di funzionalità  presenti in Movable Type e LiveJournal.
Siamo agli ultimi atti, Comet al momento é testato da piccoli gruppi di utenti, ma ancora non si conosce l’uscita definitiva, come non si sa nulla riguardo al sistema di licenze che verrà  adottato