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	<title>M&#124;M&#124;ITag Archive for &quot;rete&quot; - M|M|I</title>
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		<title>La rete in Europa</title>
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		<pubDate>Wed, 25 May 2011 22:19:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si potrebbero aggiungere tante parole e discorsi a questa mappa, ma non ho voglia, quindi andate a sfogliarvela su Owni.fr.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://owni.fr/2011/05/25/carte-internet-europe-regulation-filtrage-copyright-droit-liberte-utilisateurs/"><img class="size-medium wp-image-1979 alignnone" title="owni_internet_map" src="http://mmi.medianima.com/wp-content/uploads/2011/05/owni_internet_map-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a></p>
<p>Si potrebbero aggiungere tante parole e discorsi a questa mappa, ma non ho voglia, quindi andate a sfogliarvela su <a href="http://owni.fr/2011/05/25/carte-internet-europe-regulation-filtrage-copyright-droit-liberte-utilisateurs/" target="_blank">Owni.fr</a>.</p>
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		<title>Il delirio teutonico</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Oct 2008 22:11:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Edgar]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il mio caro amico teutonico Martin mi fa notare quello che da oggi tutti i proprietari di siti internet dovranno fare in Germania. Per legge, a partire da oggi, la stragrande maggioranza dei contenuti sulla rete dovranno essere depositati presso la Deutschen Nationalbibliothek (la biblioteca nazionale) in comodissimi file PDF, o se avete piàº pagine [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il mio caro amico teutonico <a title="http://www.gedankenvoll.de/2008/10/23/der-bullshit-des-tages/#comment-441" href="http://www.gedankenvoll.de/2008/10/23/der-bullshit-des-tages/#comment-441" target="_blank">Martin</a> mi fa <a title="http://www.spiegel.de/netzwelt/web/0,1518,586036,00.html" href="http://www.spiegel.de/netzwelt/web/0,1518,586036,00.html" target="_blank">notare</a> quello che da oggi tutti i proprietari di siti internet dovranno fare in Germania.<br />
Per legge, a partire da oggi, la stragrande maggioranza dei contenuti sulla rete dovranno essere depositati presso la Deutschen Nationalbibliothek (la biblioteca nazionale) in comodissimi file PDF, o se avete piàº pagine o contenuti, ancheÂ <strong></strong>in file zippati.</p>
<p>Non é uno scherzo d&#8217;aprile anticipato, la legge esiste ed à© <a title="http://www.bgblportal.de/BGBL/bgbl1f/bgbl108s2013.pdf" href="http://www.bgblportal.de/BGBL/bgbl1f/bgbl108s2013.pdf" target="_blank">scaricabile dalla rete</a>. Il tutto à© passato un pà³ sottobanco, ma questa legge é in discussione dallo scorso anno e oggi entra in vigore. Nel 2007 si é calcolato un costo di circa 115.000 euro all&#8217;anno per ogni azienda che dovrà mettersi a fare queste operazioni. Da chiarire il funzionamento verso il privato cittadino perchà© la legge é un pà³ macchinosa, ma pare che anche i possessori di blog dovranno seguire per filo questa legge.</p>
<p>Come ogni legge, anche questa ha i suoi costi se non rispettata, infatti chi non esegue quello che viene ordinato, dopo i primi avvisi si vedrà arrivare una multa fino a 10.000 euro.</p>
<p>Chiaramente viene da chiedersi che cosa succederebbe se da domani mattina, milioni di persone, si riversassero all&#8217;interno della biblioteca a depositare file PDF. Infatti la stessa biblioteca si dichiara non attrezzata per far fronte a una tale simile massa di dati.</p>
<p>Mi chiedo comunque quale povero idiota possa aver ideato una tale idea. Come al solito ci ritroviamo davanti a persone e politici che devono gestire uno stato troppo avanti per le loro competenze. Oramai il problema dell&#8217;incompetenza politica e della rete si é diffusa in tutto Europa, forse é un virus.<br />
Bisogna veramente ragionare sul fatto che qualcuno si sia seduto ad una scrivania per pensare questa porcata, una cosa che tutti noi prenderemmo a ridere come fosse una barzelletta, ma che invece é demenza reale.</p>
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		<title>10 miliardi in fibra. Rete per tutti in Francia entro 2012.</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Oct 2008 10:26:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Edgar]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Europa in questo momento ci si chiede come poter fronteggiare la crisi economica in arrivo che sta mettendo con le spalle al muro un po&#8217; tutti. Forse bisognerebbe reagire in modo opposto (debito pubblico permettendo), andando ad investire in maniera strategica e mirata. Ho già parlato del telelavoro e dei benefici che porterebbe, ma [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In Europa in questo momento ci si chiede come poter fronteggiare la crisi economica <span style="text-decoration: line-through;">in arrivo</span> che sta mettendo con le spalle al muro un po&#8217; tutti.<br />
Forse bisognerebbe reagire in modo opposto (debito pubblico permettendo), andando ad investire in maniera strategica e mirata.</p>
<p><a title="http://mmi.medianima.com/tag/telelavoro/" href="http://mmi.medianima.com/tag/telelavoro/" target="_blank">Ho già parlato</a> del telelavoro e dei benefici che porterebbe, ma per poterlo attuare c&#8217;é bisogno di banda, tanta banda e molto larga. Portare l&#8217;ufficio a casa non significa spostare la scrivania e qualche faldone di carta, ma muovere tutto l&#8217;ambiente produttivo a casa propria.<br />
<span id="more-1435"></span>Utilizzare il termine &#8220;muovere&#8221; é forse improprio, perchà© bisognerebbe parlare di centralizzazione degli strumenti informatici, virtualizzazione del desktop aziendale (<a title="http://www.vmware.com/solutions/desktop/remote-branch-office.html" href="http://www.vmware.com/solutions/desktop/remote-branch-office.html" target="_blank">VMWare insegna</a>), centralizzazione degli applicativi e file concentrati in un DMS aziendale, vanno poi aggiunti telefonia voip e video-conferenze.<br />
La <a title="http://www.telecompaper.com/news/article.aspx?cid=641532" href="http://www.telecompaper.com/news/article.aspx?cid=641532" target="_blank">Francia</a> ha probabilmente capito che qualcosa si deve muovere in questa direzione, ed invece di occuparsi di riforme sui grembiulini scolastici ha seriamente deciso d&#8217;investire sulla sua rete. Eric Besson ha annunciato di come la rete sia oramai qualcosa d&#8217;interesse comune e quindi come tale deve essere trattata. Allora si parte con investimenti da dieci miliardi di euro per la fibra, in modo da poter avere tutti i francesi connessi alla banda larga entro il 2012 e con un costo inferiore ai 35 euro mensili.<br />
Altra cosa interessante, già  adottata da Google (qua mi piacerebbe sentire il parere di <a title="http://blog.quintarelli.it/" href="http://blog.quintarelli.it/" target="_blank">Stefano Quintarelli</a>): sempre entro il 2012 tutti i francesi avranno accesso a 18 canali televisivi digitali ed utilizzare le frequenze televisive analogiche per il trasporto dati.</p>
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		<title>All your base are belong to us &#8211; Google Chrome</title>
		<link>http://mmi.medianima.com/2008/09/03/all-your-base-are-belong-to-us-google-chrome/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Sep 2008 12:26:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono un po&#8217; perplesso dalle innumerevoli notizie che stanno uscendo in questi giorni riguardo a Google Chrome. Si parla dell&#8217;attacco frontale a Microsoft, dei singoli processi su ogni registro (tab), del rendering estremamente veloce e dell&#8217;interprete JavaScript V8. Possibile che nessuno sia andato a leggersi le policy sulla privacy? Tutti rimasti abbagliati dal fatto che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://www.google.com/chrome/intl/it/images/logo_sm.jpg" alt="" width="150" height="55" /></p>
<p>Sono un po&#8217; perplesso dalle innumerevoli notizie che stanno uscendo in questi giorni riguardo a <a title="http://www.google.com/chrome" href="http://www.google.com/chrome" target="_blank">Google Chrome</a>. Si parla dell&#8217;attacco frontale a Microsoft, dei singoli processi su ogni registro (tab), del rendering estremamente veloce e dell&#8217;interprete JavaScript V8. Possibile che nessuno sia andato a leggersi le <a title="http://www.google.com/chrome/intl/it/privacy.html" href="http://www.google.com/chrome/intl/it/privacy.html" target="_blank">policy</a> sulla privacy? Tutti rimasti abbagliati dal fatto che Chrome é Opensource?</p>
<p>Molti parlano di un futuro fatto solo di PC con Google Chrome, io invece penso che con questo invio di dati, a mio parere estremamente sensibili, Google si stia dando una grossa zappata sui piedi.</p>
<p>Ho installato Chrome per vedere come funziona, ma dopo aver letto la <a title="http://www.google.com/chrome/intl/it/privacy.html" href="http://www.google.com/chrome/intl/it/privacy.html" target="_blank">policy</a> sulla privacy il tutto é stato opportunamente cancellato dal mio PC.</p>
<p>Che un browser debba inviare tutto quello che inserisco nella barra degli indirizzi proprio non mi piace. Possibile che Google non riesca a capire che tutto questo controllo riguardo alle abitudini degli utenti in rete, sia diventato il suo punto debole?</p>
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		<title>Il colpo di cuil</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Aug 2008 13:10:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Edgar]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Era da tempo che una notizia su un nuovo servizio in rete non generava un tale numero di reazioni. Giusto per fare un riassunto, per quelli che proprio non sono ancora riusciti a sentire neanche una volta la parola Cuil. 1: &#8220;Cuil&#8221;va letto come la parola &#8220;Cool&#8221;, e così va anche interpretato, quindi lasciamo stare [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cuil.com"><img class="alignnone size-full wp-image-1343" title="cuil" src="http://mmi.medianima.com/wp-content/uploads/2008/08/cuil.png" alt="" width="150" height="100" /></a></p>
<p>Era da tempo che una notizia su un nuovo servizio in rete non generava un tale numero di reazioni.<br />
Giusto per fare un riassunto, per quelli che proprio non sono ancora riusciti a sentire neanche una volta la parola <a title="http://www.cuil.com" href="http://www.cuil.com" target="_blank">Cuil</a>.<br />
1: &#8220;Cuil&#8221;va letto come la parola &#8220;Cool&#8221;, e così va anche interpretato, quindi lasciamo stare tutte le battute ed allusioni a fondi schiena virtuali.<br />
2: Cuil é un motore di ricerca, proprio come Google, MSN o Yahoo. Si scrive una parola, si schiaccia il pulsante &#8220;search&#8221; e quindi appaiono i risultati.<br />
3: Cuil non é di Google. Cuil é stato fatto da ex-dipendenti Google.<br />
4: Cuil non é male.</p>
<p>Dette queste poche cose, vorrei aggiungere un paio di riflessioni.<br />
E&#8217; giusto fare paragoni con Google, ma é mai possibile che si debba sempre cercare di trovare la killer app.<br />
Google non ha concorrenti al momento, e probabilmente non ne avrà  per i prossimi anni. La Microsoft ha cercato di comprare Yahoo per poter metter piede all&#8217;interno del mercato pubblicitario internet, praticamente monopolizzato da Google.<br />
Google ha un vantaggio di circa 10 anni, che si traduce in 10 anni di investimenti in ricerca, mentre Cuil é uscito da pochi giorni.<br />
Google ha in mano una quantità  di dati tale da far diventare superflua qualsiasi prova sulla validità dei risultati. Quello che trova Cuil lo trova anche Google.</p>
<p>In piàº c&#8217;é una cosa che Google ha in mano, qualcosa che nessuno possiede. Attorno al suo marchio é stata creata l&#8217;abitudine. Intendo dire che Google, almeno negli Stati Uniti, é diventato un verbo (to Google), le prime pagine che tutti aprono al mattino sul browser é quella di Google. La posta la leggi in Google, i feed vengono letti su Google, le strade le cerchi con Google.<br />
Il motore di ricerca, nonostante sia il maggior fattore d&#8217;introito, é diventato solo un componente necessario a far girare altre decine di applicazioni.<br />
Cuil rimane un buon esempio, nulla di più. Non so perà³ se avere dei dubbi oppure nutrire grande rispetto per le persone che cercano di buttarsi sul mercato dei motori di ricerca.<br />
Si può veramente pensare di poter contrastare Google?<br />
Credo invece in una cosa differente. Il mondo degli affari negli Stati Uniti, é diverso dal nostro. Quando esiste sul mercato qualcosa che nel suo insieme potrebbe dare un 10% di valore in più, lo si compra. Da alcuni mesi Microsoft (e in piccola parte Yahoo) sta attuando una politica d&#8217;acquisizioni molto aggressiva. Agli occhi é certamente arrivata solo la più grossa verso Yahoo, ma ci sono altre piccoli acquisti, come per esempio quello della Fast, azienda specializzata in algoritmi di ricerca semantici.<br />
Ho quindi l&#8217;impressione che esistano oramai delle start-up che tirano fuori un prodotto decente, con una particolarità , una punta di diamante che potrebbe interessare a qualche multinazionale, per farsi quindi poi acquistare, chiudere baracche e burattini, mettere i soldi in valigia e partire per le spiagge messicane.<br />
Ecco Cuil mi sembra proprio una di queste aziende.<br />
Tralasciando questo mio dubbio, considero Cuil un motore di ricerca che con il tempo potrebbe anche arrivare a rosicchiare una piccola fetta di mercato, sempre se riesce ad escogitare un modo per poter prelevare anche una piccola fetta del mercato pubblicitario sulla rete, impresa che sicuramente non risulterà  facile. Mi sono posto una domanda: se io dovessi pubblicizzare la mia azienda, dove andrei a posizionare la mia pubblicità ?</p>
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		<title>Ancora telelavoro</title>
		<link>http://mmi.medianima.com/2008/07/30/ancora-telelavoro/</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Jul 2008 09:48:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Edgar]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi sembra di capire che il mondo lavorativo sia davanti ad una svolta epocale. Le discussioni e gli articoli che si trovano in queste ultime settimane sui più grandi quotidiani e magazine del mondo, confermano che o si cambia il modo di concepire il lavoro o si perde. L&#8217;ultimo interessante articolo é apparso sul sito [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sembra di capire che il mondo lavorativo sia davanti ad una svolta epocale. Le discussioni e gli articoli che si trovano in queste ultime settimane sui più grandi quotidiani e magazine del mondo, confermano che o si cambia il modo di concepire il lavoro o si perde.</p>
<p>L&#8217;ultimo interessante articolo é apparso sul sito del magazine <a title="Home warriors" href="http://www.economist.com/daily/columns/techview/displayStory.cfm?story_id=11819706" target="_blank">The Economist</a>.</p>
<p>Cerco di estrarre alcune parti dell&#8217;articolo.</p>
<p><span id="more-1305"></span></p>
<ul>
<li>Il lavoro à© qualcosa da fare e non un posto in cui andare.</li>
<li>33 milioni di americani hanno un lavoro che possono tranquillamente svolgere da casa.</li>
<li>Il telelavoro in America porterebbe a diminuire di un quarto le importazioni di greggio.</li>
<li>In termini di tempo, ogni dipendente risparmierebbe ogni anno l&#8217;equivalente di 25 giornate di ferie.</li>
<li>Il telelavoro prima era spinto dalla tecnologia, oggi é chiesto dall&#8217;economia.</li>
<li>La competitività  aziendale negli Stati Uniti oggi si muove anche attraverso il telelavoro. E&#8217; un sistema che permette di abbattere realmente i costi, senza licenziamenti e al tempo stesso trattenendo i dipendenti migliori, che vedono nel telelavoro una sorta di &#8220;benefit&#8221;aziendale.</li>
<li>La diminuzione degli spazi necessari per gli uffici, porta ad un risparmio annuo di 10.000 dollari per ogni singolo dipendente.</li>
<li>Paradossalmente sono stati ridotti i costi per la comunicazione. Il discorso é semplice, la banda larga viene &#8220;realmente&#8221;utilizzata come una linea voce senza costi aggiuntivi.</li>
<li>Altro importantissimo aspetto, il costo del lavoro si abbassa. Le aziende possono prendere dipendenti che vivono in altre zone che hanno costi inferiori, risparmiando quindi sui salari e sulle varie spese di trasferimento.</li>
<li>Uno studio dell&#8217;American Express ha dimostrato che i telelavoratori hanno generato un giro d&#8217;affari superiore del 40% rispetto ai colleghi in ufficio.</li>
<li>La British Telecom offre già  oggi a 9000 dei suoi dipendenti la possibilità  di lavorare da casa. Uno studio fatto su questi dipendenti dimostrerebbe un 30% di produttività  in più.</li>
<li>La telepresenza é sicuramente uno dei fattori su cui bisogna ancora lavorare. Cisco ha fatto alcuni studi e vende già  oggi un sistema di telepresenza al costo di 33.900 dollari. La cifra à© consistente, ma lo studio della Cisco ha dimostrato che il loro sistema video e audio, installato presso 200 dei loro telelavoratori (quasi tutti top manager) ha fatto risparmiare circa 70 milioni di dollari in spese di viaggio. Se si fanno gli opportuni calcoli significa far rimanere nelle tasche dell&#8217;azienda qualcosa in più di 60 milioni di dollari, soldi che possono essere reinvestiti in ricerca e sviluppo.</li>
</ul>
<p>Aggiungo che vedo, attraverso l&#8217;introduzione del telelavoro, vantaggi e pericoli per il nostro sistema lavorativo. Per i lavoratori italiani significa ottenere enorme competitività . Teoricamente nulla vieta ad un lavoratore di Reggio Calabria di lavorare per una grossa azienda a New York o a Berlino. Lo stesso vale per il dipendente milanese. Questo significa poter disporre di un raggio d&#8217;azione enorme nel mondo del lavoro. Il primo vantaggio che ne deriva e quello del dipendente italiano, in grado di potersi formare in aziende di calibro internazionale senza doversi per forza trasferire all&#8217;estero, mentre dall&#8217;altra parte ci si troverebbe sicuramente davanti ad una crisi dell&#8217;imprenditoria italiana che non ha ancora capito quello che sta per succedere, con conseguenza perdita di forza lavoro. Sicuramente ci dovrà  essere una contromossa delle nostre aziende, che finalmente potrebbero capire che il dipendente non é un costo, ma una risorsa ed agire di conseguenza, intervenendo sui salari e sulla formazione del dipendente.</p>
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		</item>
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		<title>La soluzione di tanti problemi: il telelavoro</title>
		<link>http://mmi.medianima.com/2008/07/21/la-soluzione-di-tanti-problemi-il-telelavoro/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Jul 2008 21:30:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Edgar]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[In riferimento al post scritto da Stefano Quintarelli: Certamente situazione economica, benzina, ma anche telelavoro, forse. Senza forse, si tratta sicuramente di telelavoro. La Sun Microsystems (storia ripresa anche da USAToday.com) ha fatto due calcoli: A casa un dipendente utilizza in media per lavorare 64 watt, contro i 130 usati in ufficio. Il fenomeno del [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In riferimento al <a title="http://blog.quintarelli.it/blog/2008/07/traffico-in-dim.html" href="http://blog.quintarelli.it/blog/2008/07/traffico-in-dim.html" target="_blank">post</a> scritto da <a title="http://blog.quintarelli.it/" href="http://blog.quintarelli.it/" target="_blank">Stefano Quintarelli</a>:</p>
<blockquote><p><a title="http://blog.quintarelli.it/blog/2008/07/traffico-in-dim.html" href="http://blog.quintarelli.it/blog/2008/07/traffico-in-dim.html" target="_blank">Certamente situazione economica, benzina, ma anche telelavoro, forse.</a></p></blockquote>
<p>Senza forse, si tratta sicuramente di telelavoro.<br />
La <a title="http://www.sun.com/aboutsun/environment/green/carbon.jsp" href="http://www.sun.com/aboutsun/environment/green/carbon.jsp" target="_blank">Sun Microsystems</a> (storia ripresa anche da <a title="http://www.usatoday.com/money/workplace/2008-06-08-employee-commutes_N.htm" href="http://www.usatoday.com/money/workplace/2008-06-08-employee-commutes_N.htm" target="_blank">USAToday.com</a>) ha fatto <a title="http://www.prweb.com/releases/sun_microsystems/open_work/prweb1009224.htm" href="http://www.prweb.com/releases/sun_microsystems/open_work/prweb1009224.htm" target="_blank">due calcoli</a>:</p>
<ul type="disc">
<li>A casa un dipendente utilizza in media per lavorare 64 watt, contro i 130 usati in ufficio.</li>
<li>Il fenomeno del &#8220;pendolarismo&#8221; é      responsabile del 98% della produzione di CO2 di ogni singolo dipendente.</li>
<li>Lavorare da casa 2 giorni e      mezzo la settimana fa risparmiare 2 settimane e mezzo di tempo normalmente utilizzato solo nel tragitto lavorativo.</li>
<li>Le stesse ore di lavoro, svolte      però da casa, portano ad un risparmio di circa 5400 kilowatt/h all&#8217;anno</li>
</ul>
<p><span id="more-1246"></span>àˆ chiaro ed é sotto gli occhi di tutti, l&#8217;utilizzo massiccio del telelavoro potrebbe comportare enormi risparmi monetari ed energetici a tutti.</p>
<p>Altri numeri, presi questa volta da <a title="http://www.informationweek.com/news/management/trends/showArticle.jhtml?articleID=208403187" href="http://www.informationweek.com/news/management/trends/showArticle.jhtml?articleID=208403187" target="_blank">InformationWeek</a>, dicono che il 40% dei dipendenti americani siano disposti ad una diminuzione del 10% del proprio salario pur di lavorare da casa.</p>
<p>Chiaramente parliamo di due mondi totalmente differenti. Se in America si cercano sempre nuovi strumenti per tenersi in casa i migliori dipendenti, 18.000 impiegati della Sun possono già  oggi usufruire del telelavoro come benefit, in Italia, anche se divento patetico a dirlo, il dipendente é spesso solo ed esclusivamente un costo.</p>
<p>Sempre in America, non solo grazie all&#8217;aumento del gasolio, ma anche a causa dello scandalo dei mutui e della criminalità , le persone tendono sempre più a spostarsi nelle piccole città . Su <a title="http://money.cnn.com/magazines/moneymag/bplive/2008/" href="http://money.cnn.com/magazines/moneymag/bplive/2008/" target="_blank">Money.com</a> c&#8217;é un bell&#8217;articolo a riguardo, che classifica la cittadina di Plymouth uno dei migliori posti in cui vivere negli Stati Uniti.</p>
<p>Ritornando all&#8217;Italia, proprio perchà© il dipendente é visto come &#8220;costo&#8221;, l&#8217;unico modo per avviare un cambio di rotta verso il telelavoro, é la defiscalizzazione del costo del lavoro stesso. La cultura del costo del dipendente e del suo controllo, anche se poi in ufficio magari gioca al solitario per 8 ore, é troppo radicata e per cambiarla va incentivata.</p>
<p>Chiaramente non é solo questo il problema, ma anche una questione della scarsa mancanza di lavoro, che permette alle aziende d&#8217;avere poca concorrenza e quindi andare avanti esattamente come 50 anni fa.</p>
<p>Poi abbiamo il problema delle infrastrutture tecnologiche. Io posso ritenermi ancora fortunato d&#8217;esser raggiunto da una linea ADSL da 2 Mbit, ma basta che mi sposti di 5km che già  si é tagliati fuori dal mondo.</p>
<p>Per essere precisi e andare con ordine bisognerebbe:</p>
<ol>
<li>aumentare e potenziare in maniera seria tutta l&#8217;infrastruttura tecnologica della rete (a proposito qualcuno sa che fine ha fatto il WiMax in Italia?).</li>
<li>Defiscalizzazione ed incentivi alle aziende per diffondere il telelavoro</li>
<li>Aumentando il telelavoro si avrebbe di conseguenza una aumento della meritocrazia aziendale. Non essendo piàº vincolato a lavorare a soli 30km, ma virtualmente potrei lavorare anche in una ditta a 500km da casa, si andrebbero a creare le condizioni di una maggiore concorrenza lavorativa, sbloccando anche il preconcetto del &#8220;controllo&#8221; diretto sul lavoratore.</li>
</ol>
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		<title>Wikipedia: non piàº aperta come prima</title>
		<link>http://mmi.medianima.com/2005/12/06/wikipedia-non-piu-aperta-come-prima/</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2005 16:54:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Edgar]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[IDontKnowZine]]></category>
		<category><![CDATA[enciclopedia britannica]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[jimmy wales]]></category>
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		<category><![CDATA[wikipedia]]></category>

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		<description><![CDATA[In giro si trovano in momento parecchie discussioni riguardo all&#8217;obbligo d&#8217;iscrizione su Wikipedia se si desidera scrivere un nuovo articolo. Per il momento il tutto é valido solo per la versione inglese dell&#8217;enciclopedia libera. Queste sono le conseguenze di un articolo che riguarda il famoso giornalista americano John Seigenthaler. Lui stesso, consultando la sua biografia [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://mmi.medianima.com/wp-linkspics/wikipedia.jpg" alt="Wikipedia" /></p>
<p>In giro si trovano in momento parecchie discussioni riguardo all&#8217;obbligo d&#8217;iscrizione su Wikipedia se si desidera scrivere un nuovo articolo. Per il momento il tutto é valido solo per la versione inglese dell&#8217;enciclopedia libera.<br />
Queste sono le conseguenze di un <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/John_Seigenthaler" target="_blank">articolo </a>che riguarda il famoso giornalista americano John Seigenthaler. Lui stesso, consultando la sua biografia sul sito Wikipedia, si é accorto di un grosso errore. Secondo l&#8217;articolo, Seigenthaler era coinvolto nella tragica vicenda dell&#8217;omicidio del presidente americano Kennedy.<br />
Seigenthaler, oggi 78enne, decide quindi d&#8217;utilizzare i media classici, in questo caso il quotidiano <a href="http://www.usatoday.com/news/opinion/editorials/2005-11-29-wikipedia-edit_x.htm" target="_blank">USA Today</a>, per far partire una critica pesante sull&#8217;articolo disponibile in rete.<br />
L&#8217;eco di tutti gli altri media non si fa attendere. Si muove addirittura la <a href="http://www.cnn.com/video/player/player.html?url=/video/tech/2005/12/05/phillips.wikipedia.interview.cnn" target="_blank">CNN</a>, che riesce a far mettere sulle difensive il fondatore di Wikipedia, Jimmy Wales.</p>
<p>Questo é solo uno degli episodi che fanno accentuare l&#8217;oramai eterna discussione sulla qualità  degli articoli di Wikipedia. Già  lo scorso ottobre, Wales si dichiarò molto <a href="http://mail.wikipedia.org/pipermail/wikien-l/2005-October/030075.html" target="_blank">deluso</a> dalla qualità   d&#8217;alcune biografie, come quella sul fondatore della Microsoft <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bill_Gates" target="_blank">Bill Gates</a> e quello dell&#8217;attrice <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jane_Fonda" target="_blank">Jane Fonda</a>. Nonostante le pagine di questi articoli siano state sempre ben visitati e &#8220;linkati&#8221; spesso dagli utenti, secondo l&#8217;opinione di Wales &#8220;sono immondizia illeggibile&#8221; e che quindi non rientrano nella strategia Wikipedia di superare per qualità  e attualità  l&#8217;enciclopedia Britannica.</p>
<p>Secondo l&#8217;analisi di Wales, anche l&#8217;articolo su Seigenthaler crea seri dubbi sulla qualità  di Wikipedia. Quest&#8217;articolo era stato creato inizialmente da un utente anonimo, per poi essere modificato é controllato. Purtroppo i controlli sono stati eseguiti solo a livello ortografico e di forma, tralasciando quindi la parte dove viene affiancata pesantemente la figura di Seigenthaler alla vicenda Kennedy. L&#8217;articolo si trova su parecchie altre pagine internet e paradossalmente nessuno si é mai accorto del grave errore.</p>
<p>Questa storia é stata quindi la classica goccia che fa traboccare il vaso e la conseguenza é stata quella di bloccare la scrittura di nuovi articoli da parte di utenti non registrati e quindi anonimi. Ora per scrivere un nuovo testo bisogna essere registrati al sistema Wikipedia. Per questa tipologia di utenti rimane ad ogni modo la possibilità  di correggere e rivedere articoli già  esistenti.</p>
<p>Wales reputa questo cambiamento della struttura una sorta d&#8217;esperimento, che ha come scopo principale quello d&#8217;eliminare una gran massa di lavoro ai correttori volontari. Wales assicura inoltre di continuare a credere nella struttura degli articolisti anonimi e che la gran parte degli articoli scritti da questi sono e rimangono di buona qualità .</p>
<p>Per molti utenti Wikipedia, soprattutto in USA, dopo questa vicenda é cominciata a venir meno tutta la filosofia che sta dietro ai contenuti Wiki.<br />
Ci si trova davanti a due tipologie di problemi.<br />
Il primo riguarda l&#8217;errore stesso, il secondo riguarda il problema legale dovuto all&#8217;errore.<br />
Quali dovrebbero essere quindi le soluzioni da applicare?<br />
1 &#8211; Per prima cosa ogni utente deve capire e convivere con un banalissimo principio: &#8220;gli errori non si possono evitare&#8221;. Wikipedia non é creata da onniscienti ma da persone normali.</p>
<p>2 &#8211; Gli articoli dovrebbero essere provvisti di un semplice sistema di valutazione. Se io leggo un articolo e noto un errore, non sempre ho il tempo di correggere il tutto, soprattutto quando si tratta di testi complicati e da valutare in modo assolutamente oggettivo.<br />
Un conto é vedere errori del tipo &#8220;1+1=3&#8243;, in questi casi fare una correzione é semplice, ma correggere grossi testi diventa un lavoro impegnativo. Sarebbe interessante quindi poter dare la possibilità  di segnalare gli errori, potendo magari indicare graficamente la parte del testo errato. Oggi esiste gia la possibilità  di lasciare un commento ma non penso che questo basti ad accelerare il processo di rivisitazione di un articolo.</p>
<p>Per ciò che riguarda la parte legale, la cosa diventa effettivamente complicata e forse impossibile da gestire.</p>
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