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	<title>M&#124;M&#124;ITag Archive for &quot;Cisco&quot; - M|M|I</title>
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	<description>Me Myself &#38; I</description>
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		<title>Ancora telelavoro</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jul 2008 09:48:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Edgar]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Fa pensare...]]></category>
		<category><![CDATA[american express]]></category>
		<category><![CDATA[british telecom]]></category>
		<category><![CDATA[Cisco]]></category>
		<category><![CDATA[costo del lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[economist]]></category>
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		<description><![CDATA[Mi sembra di capire che il mondo lavorativo sia davanti ad una svolta epocale. Le discussioni e gli articoli che si trovano in queste ultime settimane sui più grandi quotidiani e magazine del mondo, confermano che o si cambia il modo di concepire il lavoro o si perde. L&#8217;ultimo interessante articolo é apparso sul sito [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sembra di capire che il mondo lavorativo sia davanti ad una svolta epocale. Le discussioni e gli articoli che si trovano in queste ultime settimane sui più grandi quotidiani e magazine del mondo, confermano che o si cambia il modo di concepire il lavoro o si perde.</p>
<p>L&#8217;ultimo interessante articolo é apparso sul sito del magazine <a title="Home warriors" href="http://www.economist.com/daily/columns/techview/displayStory.cfm?story_id=11819706" target="_blank">The Economist</a>.</p>
<p>Cerco di estrarre alcune parti dell&#8217;articolo.</p>
<p><span id="more-1305"></span></p>
<ul>
<li>Il lavoro à© qualcosa da fare e non un posto in cui andare.</li>
<li>33 milioni di americani hanno un lavoro che possono tranquillamente svolgere da casa.</li>
<li>Il telelavoro in America porterebbe a diminuire di un quarto le importazioni di greggio.</li>
<li>In termini di tempo, ogni dipendente risparmierebbe ogni anno l&#8217;equivalente di 25 giornate di ferie.</li>
<li>Il telelavoro prima era spinto dalla tecnologia, oggi é chiesto dall&#8217;economia.</li>
<li>La competitività  aziendale negli Stati Uniti oggi si muove anche attraverso il telelavoro. E&#8217; un sistema che permette di abbattere realmente i costi, senza licenziamenti e al tempo stesso trattenendo i dipendenti migliori, che vedono nel telelavoro una sorta di &#8220;benefit&#8221;aziendale.</li>
<li>La diminuzione degli spazi necessari per gli uffici, porta ad un risparmio annuo di 10.000 dollari per ogni singolo dipendente.</li>
<li>Paradossalmente sono stati ridotti i costi per la comunicazione. Il discorso é semplice, la banda larga viene &#8220;realmente&#8221;utilizzata come una linea voce senza costi aggiuntivi.</li>
<li>Altro importantissimo aspetto, il costo del lavoro si abbassa. Le aziende possono prendere dipendenti che vivono in altre zone che hanno costi inferiori, risparmiando quindi sui salari e sulle varie spese di trasferimento.</li>
<li>Uno studio dell&#8217;American Express ha dimostrato che i telelavoratori hanno generato un giro d&#8217;affari superiore del 40% rispetto ai colleghi in ufficio.</li>
<li>La British Telecom offre già  oggi a 9000 dei suoi dipendenti la possibilità  di lavorare da casa. Uno studio fatto su questi dipendenti dimostrerebbe un 30% di produttività  in più.</li>
<li>La telepresenza é sicuramente uno dei fattori su cui bisogna ancora lavorare. Cisco ha fatto alcuni studi e vende già  oggi un sistema di telepresenza al costo di 33.900 dollari. La cifra à© consistente, ma lo studio della Cisco ha dimostrato che il loro sistema video e audio, installato presso 200 dei loro telelavoratori (quasi tutti top manager) ha fatto risparmiare circa 70 milioni di dollari in spese di viaggio. Se si fanno gli opportuni calcoli significa far rimanere nelle tasche dell&#8217;azienda qualcosa in più di 60 milioni di dollari, soldi che possono essere reinvestiti in ricerca e sviluppo.</li>
</ul>
<p>Aggiungo che vedo, attraverso l&#8217;introduzione del telelavoro, vantaggi e pericoli per il nostro sistema lavorativo. Per i lavoratori italiani significa ottenere enorme competitività . Teoricamente nulla vieta ad un lavoratore di Reggio Calabria di lavorare per una grossa azienda a New York o a Berlino. Lo stesso vale per il dipendente milanese. Questo significa poter disporre di un raggio d&#8217;azione enorme nel mondo del lavoro. Il primo vantaggio che ne deriva e quello del dipendente italiano, in grado di potersi formare in aziende di calibro internazionale senza doversi per forza trasferire all&#8217;estero, mentre dall&#8217;altra parte ci si troverebbe sicuramente davanti ad una crisi dell&#8217;imprenditoria italiana che non ha ancora capito quello che sta per succedere, con conseguenza perdita di forza lavoro. Sicuramente ci dovrà  essere una contromossa delle nostre aziende, che finalmente potrebbero capire che il dipendente non é un costo, ma una risorsa ed agire di conseguenza, intervenendo sui salari e sulla formazione del dipendente.</p>
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		<title>I CEO delle aziende IT sono più ricchi</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Mar 2006 22:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Edgar]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[My Life]]></category>
		<category><![CDATA[CEO]]></category>
		<category><![CDATA[Cisco]]></category>
		<category><![CDATA[John Chambers]]></category>
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		<category><![CDATA[Symantec]]></category>
		<category><![CDATA[Terry Semel]]></category>
		<category><![CDATA[Yahoo]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi non ricorda gli anni d&#8217;oro del 1999 e del 2000? Le aziende IT navigavano nell&#8217;oro, i dipendenti erano pagati bene e i direttori non badavano a spese. Insomma, non si stava male. Poi arrivò il crollo della New Economy, con i suoi fallimenti e i licenziamenti. Non era difficile vedere persone, che poco prima [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Chi non ricorda gli anni d&#8217;oro del 1999 e del 2000? Le aziende IT navigavano nell&#8217;oro, i dipendenti erano pagati bene e i direttori non badavano a spese. Insomma, non si stava male. Poi arrivò il crollo della New Economy, con i suoi fallimenti e i licenziamenti. Non era difficile vedere persone, che poco prima coprivano importanti ruoli aziendali, andare in giro a mendicare un posto di lavoro.<br />
Sembra che i gloriosi anni d&#8217;oro siano tornati, ma solo per i CEO delle grosse aziende IT.<br />
Terry Semel, CEO di <a target="_blank" href="http://www.yahoo.com">Yahoo</a>, negli ultimi due anni ha guadagnato con le sue azioni circa 400 milioni di dollari. Nel 2003 Semel possedeva &#8220;solamente&#8221; 25,4 milioni.<br />
John Tompson, a capo della <a target="_blank" href="http://www.symantec.com">Symantec</a>, l&#8217;azienda produttrice di Software Antivirus più famosa al mondo, ha triplicato i suoi guadagni rispetto allo scorso anno, arrivando nel 2006 a possedere circa 69 milioni di dollari. Tutto questo grazie alle azioni della Symantec, che sono aumentate del 118% negli ultimi due anni.<br />
John Chambers, CEO della <a target="_blank" href="http://www.cisco.com">Cisco</a>, non é da meno. Grazie alla vendita delle sue azioni, nel 2005 si é portato a casa circa 61 milioni dollari. Nel 2004 aveva guadagnato solo 38 milioni.<br />
La <a target="_blank" href="http://www.post-gazette.com/pg/06074/670651.stm">stampa americana</a> riporta che i CEO delle 150 aziende più importanti e grosse della <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Silicon_Valley">Silicon Valley</a>, attraverso la vendita delle loro azioni, hanno guadagnato 1,55 miliardi di dollari. Questo é un aumento del 50% rispetto al 2003 e del 177% rispetto al 2002.<br />
Il tutto può effettivamente rappresentare un certo ottimismo per il futuro, ma non posso non esprimere qualche serio dubbio.<br />
A parte qualche raro esempio, l&#8217;offerta di stock options ai propri dipendenti era molto diffusa, ma dopo il botto del 2001, queste possibilità  vengono sempre più spesso offerte solo ai livelli più alti delle piramidi aziendali. Questo é quello che avviene in USA, in Italia le aziende che offrono queste possibilità  si possono contare sulla punta delle dita.<br />
Certamente queste notizie aumentano l&#8217;ottimismo popolare, soprattutto quello del settore, ma non bisogna dimenticare che in Europa, il settore IT ha ancora reali difficoltà . Qualche segnale positivo arriva dalla Germania, che ha una vecchia tradizione informatica, dalla Francia, che continua ad investire in processi innovativi e dalla Gran Bretagna che si affida all&#8217;alleanza con le aziende americane. L&#8217;Italia? La domanda rimane aperta.</p>
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